I-1Con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 14 gennaio 2008, il professionista delle strutture ha ricevuto nuove indicazioni circa le procedure standard basate sulle metodologie sperimentali innovative per il controllo delle fasi costruttive e della verifica della affidabilità in esercizio delle strutture.

Le analisi non distruttive consentono di conoscere le caratteristiche strutturali dei materiali sottoposti a indagine senza alterarne l’integrità, mantenendo cioè intatta la loro funzionalità. Costituiscono lo strumento per poter diagnosticare in anticipo le cause di guasti e malfunzionamenti delle opere realizzate dall’uomo.

Nell’ambito delle indagini non distruttive si annoverano le seguenti tipologie di prova più comunemente utilizzate:  a) pacometriche; b) sclerometriche; c) soniche o ultrasoniche; d) scansioni mediante georadar; e) prove di carico che impegnano le strutture e i relativi materiali in campo elastico.

Ciascuna delle indagini sopra elencate va utilizzata in funzione dell’informazione cercata ed è caratterizzata da limiti  tecnologici  di  applicazione che devono essere ben noti a chi interpreta i risultati, per evitare di giungere a conclusioni errate.

Una corretta modalità di indagine, spesso, prevede l’impiego di più tecniche contemporaneamente così da sopperire “reciprocamente” ai limiti che ciascuna possiede.

Come detto, le indagini, siano esse distruttive o non distruttive, necessitano di particolare cura affinché si pervenga ad una conoscenza delle caratteristiche reali dei materiali.

I-2Ciò vale in special modo per le prove distruttive effettuate su campioni di calcestruzzo (“carote”) estratti dalla struttura mediante carotaggio. In particolare, sia la fase di estrazione del campione, sia quella di manipolazione e preparazione per la prova devono minimizzare il disturbo ad esso arrecato, onde evitarne un eccessivo danneggiamento che, riducendone la capacità resistente, rende la carota non rappresentativa del calcestruzzo da cui è stata prelevata. Prove di trazione su barre di armatura d’acciaio estratte dalla struttura. Si  tratta  della  classica  prova  di  trazione  su  barre  d’armatura,  così  come  regolata  dalle NTC08 e dalla norma UNI EN 10002/1.
Contrariamente al calcestruzzo, l’acciaio, essendo un prodotto  industrializzato, possiede un’elevata stabilità di comportamento e le sue caratteristiche, all’epoca della realizzazione della struttura, sono accertate già presso lo stabilimento di produzione. Pertanto, soprattutto per le strutture recenti, quando ne è nota la provenienza  e si dispone delle certificazioni, potrebbe risultare superfluo  eseguire prelievi di barre d’armatura. In ogni caso appare opportuno limitarne  il  numero, data la notevole invasività dell’operazione e, per quanto detto, l’usuale buona costanza di caratteristiche dell’acciaio.

I-1 – Prove di micro durezza sulle barre di acciaio; I-2 – Prelievo di un campione di armatura; I-3 – Campione di armatura estratto da sottoporre a prova di trazione; I-4 – Campione di cls estratto da sottoporre a prova di compressione; I-5 – Prove sclerometri che su elementi strutturali in cls; I-6 – Video estrazione provino in cls; I-7 – Prove geognostiche – Sontaggio elettrico verticale (SEV)